Chi ci educa al senso della vita?

“Siamo addolorati perché un uomo, l’ispettore di polizia Filippo Raciti, ha perso la vita, vittima di una inaudita violenza”, scrivevano i liceali catanesi nel 2007. “Non ci sentiamo però di fermarci alla rabbia e alla vergogna, né vogliamo unirci al coro di tutti gli ‘indignati’. (…) Se il ‘partito degli onesti’ che si vergogna, la società perbene e moralista, dalla quale peraltro provengono tanti dei ragazzi teppisti e violenti, propone solo l’individualismo sfrenato e l’opportunismo in cerca del successo personale, noi ci sentiamo franare il terreno sotto i piedi e ci sentiamo soffocati dal nulla che è attorno a noi".
21 AGO 20
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“Siamo addolorati perché un uomo, l’ispettore di polizia Filippo Raciti, ha perso la vita, vittima di una inaudita violenza”, scrivevano i liceali catanesi nel 2007. “Non ci sentiamo però di fermarci alla rabbia e alla vergogna, né vogliamo unirci al coro di tutti gli ‘indignati’. (…) Se il ‘partito degli onesti’ che si vergogna, la società perbene e moralista, dalla quale peraltro provengono tanti dei ragazzi teppisti e violenti, non ci offre se non regole e principi astratti da una parte, e dall’altra il cinismo di chi, avendo ormai rinunciato a cercare la verità e il bene, propone solo l’individualismo sfrenato e l’opportunismo in cerca del successo personale, noi ci sentiamo franare il terreno sotto i piedi e ci sentiamo soffocati dal nulla che è attorno a noi.

Siamo intrappolati nella rete del consumismo di una società che si sviluppa all’insegna dei rapporti usa e getta e che promuove choc a livello emotivo nell’immediato e dopo apatia. E’ vero quello che ha scritto Pietro Barcellona: ‘Si gioca con la morte quando la vita non vale niente’. Dove dovremmo impararlo noi il valore della vita? Chi ce lo dovrebbe comunicare? Certo in primis la famiglia e la scuola. E allora non basta la repressione o escogitare nuove regole per la sicurezza negli stadi. Occorre ripartire dall’educazione. Che non sono le buone maniere o i comportamenti civili. Consideriamo questa come la prima emergenza e la vera via d’uscita da quella che si presenta sempre più come una cultura di morte. Abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti a trovare il senso del vivere e del morire, qualcuno che non censuri la nostra domanda di felicità e verità. Riteniamo che la scuola possa costituire uno spazio adatto per questa ricerca e che liberamente uno possa verificare tutta la positività e il bene che la realtà ci promette”.